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Recensione - Space Invaders Extreme

A cura di Ardsheal, pubblicata il 10/07/2008

E' proprio vero che i grandi capolavori non invecchiano mai. Taito ce lo dimostra chiaramente a ben trent'anni di distanza, con il suo più recente titolo per console portatile Space Invaders Extreme (d'ora in poi SIE). I più anziani di noi appassionati gamers, l'hanno vissuto dagli albori, nei lontani anni '70, giocato nel fumoso angolo del baretto di quartiere; i più giovani lo conoscono comunque per via delle possenti icone e simboli lasciati nell'immaginario collettivo: ora può essere giocato e apprezzato anche dalle ultime generazioni, grazie ad una ricercata innovazione mista ad una sapiente conservazione del fascino originario, che hanno reso questo shooter 2D tanto celebre.
Mi sembra inutile aggiungere ulteriori presentazioni per quello che è uno dei capisaldi della storia videoludica, gioco che ha ispirato film, musica e perfino, ironia dell'assurdo, artisti di strada.


Re-Play

Non vi dovete sorprendere quando vi dico che il gameplay di Space Invaders è lo stesso identico di quello dell'ormai trentenne nonno, dato che è proprio questa la più grande forza insita del titolo che vi sto presentando oggi.
La nostra navetta, situata nella parte bassa del video, scorre sull'asse orizzontale sparando proiettili infuocati a temibili forze aliene, che scendono inesorabili dall'alto minacciando la nostra incolumità, e più importante, l'umanità intera. Gli unici tasti da utilizzare per giocare a SIE sono il D-pad per gestire il movimento del proprio mezzo, e un tasto A o B a scelta per sparare.
I nemici iniziano col piombare dal cielo con il solito, ridondante movimento, sinistra-giù-destra-giù e così via, caratteristico di SI, ma proseguendo nel gioco alcuni alieni azzarderanno mosse ben più pericolose e difficili da prevedere; alcuni addirittura hanno barriere protettive o scudi deflettori. In questo remake le minacce differiscono anche nel colore, e non solo nella forma come nel grande classico, cambiandone quindi il relativo valore in punti o altri fattori più o meno rilevanti che non starò ad elencarvi.
Ogni volta che una formazione aliena viene distrutta subito ne compare una nuova, in un nuovo incessante e frenetico attacco.
Al termine di ogni schemo un gigantesco alieno ci aspetta, minaccioso. I Boss di fine livello sono generalmente dei grossi nemici che vanno colpiti in ben precissi punti deboli, il tutto mentre i soliti piccoletti ci sparano, come dei satelliti intorno alla nave madre.
Con particolari combo è possibile ottenere svariati potenziamenti, dal raggio laser allo scudo, che attraverso un non casuale citazionismo autocelebrativo forse anche un po' simbolico, piovono dal cielo in puro stile Arkanoid (Taito, 1986).
Al primo approccio possiamo affrontare il gioco ad un solo livello, ma proseguendo negli schemi sarà possibile incrementare ulteriormente la difficoltà, sulla base di un insolito sistema ad albero nel quale gli ultimi stage son sempre più complessi e dai nemici più agguerriti; inoltre al primo termine del gioco si sblocca una modalità "Extra", ancora più impegnativa e dai livelli più longevi.
Degni di una particolare nota i divertenti titoli di coda giocabili.
La versione per Nintendo DS contempla anche una modalità multiplayer "locale", dove due giocatori possono confrontarsi a ritmo di musica.


Il fascino "8 Bit"

La grafica di SIE è il fattore che decisamente riconduce di più al titolo originale, e al suo inconfondibile vecchio stile. La navetta spaziale, gli ufo, i temibili alieni, la nave del mistero, sono tutti molto fedeli all'originale del '78, nel loro design retrò a 8 bit. Gli sfondi dei vari schemi sono animazioni video di carattere astratto e psichedelico che ben accompagnano il giocatore nelle partite. Il comparto video è letteralmente invaso di colori forti, contrastanti generalmente fluo e shocking. I menù, le schermate informative e di caricamento, sono al contrario molto sobrie e semplici, per facilitarne comprensione e lettura.


Un Rave Party nel taschino

SIE presenta una colonna sonora Techno/Trance realizzata con particolare cura e grande gusto. Ma la musica in sé non è l'unico fattore determinante, se non ci fossero suoni ed effetti di contorno più che validi, in un mix crescente di sonorità elettroniche accompagnate da ecletticità visive. L'effetto provocato da tale accostamento di luci, colori e suoni è chiamato Sinestesia, e indica esattamente la "contaminazione dei cinque sensi nella percezione del percepibile".
Conosciamo già diversi titoli che contemplano questo tipo di sensitività sperimentale, come Rez (United Game Artists, 2001), che nella sua natura primigena di gioco musicale sinestetico eleva tale fattore a protagonista indiscusso del gameplay, a titoli più recenti come E4 (Q Entertainment, 2007) e Patapon (Pyramid, 2007). E' la prova tangibile che il videogioco sta subendo moltissime innovazioni anche sul fronte sonoro, e che anzi, questo elemento si rivelerà di fondamentale e sicura importanza per l'evoluzione stessa dell'industria videoludica.


Game Over

Coniugando alla perfezione il vecchio Space Invaders con le nuove esigenze di gioco e quindi di mercato, Extreme riesce a farci rivivere le semplici emozioni di un gioco nato per passare il tempo, confrontarsi con sé stessi e realizzare punteggi da primato. E' un prodotto adatto ad ogni genere d'utenza, che può giocarci ovunque come killer application o veloce passatempo. Nella sua natura di innovativo remake, Space Invaders Extreme merita tutto il rispetto del suo antenato.

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